Dal Centro Corrie per la pace di Ovada.
Ricordiamo in questo periodo due date importanti: il 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo, e il 1 maggio, festa del lavoro. Rischiamo talvolta di celebrarle in modo rituale e distratto, mentre dovremmo invece riscoprirne il senso autentico. Proponiamo una riflessione a partire da alcuni passi dal discorso rivolto nel febbraio del 1946 da Albert Camus agli studenti della Columbia University, poi epicentro della contestazione del ’68.
“Di fronte al terrore hitleriano ci trovammo disarmati. Se il problema fosse stato quello del fallimento di una ideologia politica o di un sistema di governo, il fatto non sarebbe stato grave. Ma quel che accadeva veniva dal fondo stesso dell’uomo e della società: su questo non c’era da sbagliarsi, ne avevamo conferma ogni giorno, e più ancora nel comportamento dei mediocri che in quello dei criminali. A guardare i fatti, le società europee, se non gli individui uno per uno, meritavano quel che stava loro capitando: il loro modo di vita valeva veramente troppo poco, basato com’era sull’egoismo da una parte e su ideali non più creduti dall’altra. (…).
Ora che Hitler è scomparso, sappiamo un certo numero di cose. La prima è che il veleno di cui era saturo l’hitlerismo non è stato eliminato: è ancora in ciascuno di noi. Chiunque oggi parli dell’esistenza umana in termini di potere, d’efficienza, di compiti storici cui bisogna sacrificare i propri scrupoli morali, diffonde tale veleno: è un assassino, effettivo o potenziale. Giacché, se il problema della vita umana si riduce a un compito storico assegnato da non si sa quale istanza suprema, allora l’individuo non è che il soggetto passivo della Storia, e si può fare di lui ciò che si vuole, solo che si abbia la forza.
Un’altra cosa abbiamo imparato, ed è che non possiamo accettare nessuna concezione ottimistica dell’esistenza, nessuna specie di lieto fine al dramma della storia. Tuttavia, se crediamo che essere ottimisti è una stoltezza, sappiamo anche che dichiararsi pessimisti quanto alla possibilità di agire in mezzo ai nostri simili per diminuire i mali che ci affliggono e procurare qualche bene, è una viltà. Ci siamo opposti al terrore perché il terrore è la situazione nella quale la sola alternativa è uccidere o essere uccisi. Questa è la ragione per cui rifiutiamo ogni ideologia che pretenda a diritti globali sulla vita umana, e cioè il diritto permanente al terrore. Ma ci siamo anche opposti al terrore in nome di qualcosa di semplice e di positivo, che è il diritto dell’individuo alla parte di felicità che ogni vita può trovare sulla terra”.
<http://centropacecorrie.wordpress.com/2012/04/29/un-monito-dal-passato-per-agire-nel-presente/>
29 aprile 2012 di cen11 <http://centropacecorrie.wordpress.com/author/cen11/>








