Fine sovranità

Dopo l’ultimo patto a 25, imposto dalla Germania e dalla Bce ai paesi dell’Europa del Sud, il progetto politico autoritario che si sta realizzando grazie allla crisi finanziaria ha compiuto un passo decisivo. Dietro la neutra maschera economica del provvedimento che sancisce l’obbligatorietà del pareggio di bilancio si nasconde un’intenzione coloniale: in caso di inadempienza, il paese “colpevole” può essere prima colpito da misure punitive e poi sottoposto a una sorta di dittatura commissaria.

Non si dice cosa potrebbe avvenire dopo, se il reprobo non volesse o non potesse rispettare gli impegni assunti: sanzioni, isolamento, invasione militare? Certo è che la stessa eventuale incapacità a rispettare il pareggio di bilancio, come si è visto in questi ultimi mesi, può essere provocata ad arte da movimenti speculativi in gran parte calcolati e voluti. Se la “dittatura finanziaria” volesse imporre il commissariamento a un paese, che resista al modello di sviluppo neoliberista, basterebbe far volare in alto il suo spread per porre fine alla sua indipendenza politica.

Senza chiasso e senza rumore è stata sancita la fine della nostra sovranità nazionale. Tutto ciò avviene con l’assenso del Pd, partito di servilismo e di governo, e senza che a nessuno venga in mente di sottoporre una decisione così capitale a una consultazione popolare. Già da tempo non avevamo più democrazia, ora non abbiamo più indipendenza politica. La Germania – Stato-funzione del grande capitale nordeuropeo – si candida a diventare il gendarme del nuovo ordine, imponendo commissari affidabili agli altri paesi europei. Il nostro governo reale ha sede ormai a Francoforte.

Noi italiani saremo anche “tutti Schettino”, come dicono i giornali tedeschi, ma per ragioni diverse da quelle che pensano loro; in effetti, stiamo accettando la nostra servitù volontaria con un masochistico sentimento di autopunizione, contenti di vedere Monti trattare “alla pari” con la Merkel e i banchieri sovrani. Come gli impiegatucci dei racconti di Gogol, non sappiamo distinguere il maggiordomo in smoking dal vero padrone e consegnamo le suppliche alla persona sbagliata.

 

 

 

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